Il progetto “Casa alla Fontana” nasce come
nuova risposta al bisogno di “residenzialità”: un problema che riguarda
molte categorie di cittadini, e in particolare i più deboli.
Il Comitato RIT (Residenza Integrata
al Territorio - www.ritmilano.it)
da anni promuove la sperimentazione di nuove soluzioni abitative
in grado di rispondere a questa necessità e al contempo creare sinergie
positive che permettano un miglioramento
della qualità della vita e una riduzione degli elevati costi delle
strutture di tipo assistenziale.
Il progetto “Casa alla Fontana” punta al recupero
di una porzione di edificio residenziale
- denominato “ex-casa del Parroco” (destinato, negli anni passati,
alla residenza del Parroco di S. Maria alla Fontana) - per costituire
una residenza nella quale persone con disabilità, giovani studenti/lavoratori
e due famiglie possano trovare un’adeguata sistemazione abitativa
e al tempo stesso delle autentiche relazioni di vicinato.
L’edificio, che oggi si trova in una zona centrale
di Milano (Piazza Santa Maria alla Fontana nelle vicinanze di Viale
Zara - Piazzale Lagosta) fa parte dell’articolato
complesso parrocchiale che è stato costruito a partire dal XV secolo attorno al sacello con la fontana miracolosa.
Per la promozione e realizzazione
del progetto “Casa alla Fontana” alcune realtà non-profit aderenti
al Comitato RIT si sono unite in ATS (Associazione Temporanea di
Scopo) in modo da costituire un soggetto unico che fosse referente
del progetto a tutti gli effetti, pur mantenendo la particolarità
delle diverse realtà. In questo modo tre diverse realtà del non-profit
sono riuscite a mettere insieme le proprie competenze e le proprie
risorse per realizzare un progetto comune.
Capofila dell’ATS è la Fondazione di partecipazione
“I Care, ancora Onlus” (www.fondazioneicare.org):
una struttura al servizio delle realtà non-profit con un
esperienza già consolidata nella realizzazione di progetti
impegnativi e significativi. Grazie alla capacità organizzativa
e alle professionalità che la Fondazione può mettere in campo, essa
costituisce l’elemento di coordinamento e gestione del progetto.
La competenza in merito alla residenzialità delle
persone disabili è affidata a “Idea Vita” (www.ideavita.it)
- la prima fondazione di partecipazione nel campo del sociale -
che pone al centro dei suoi progetti la persona con disabilità e
le sue specifiche caratteristiche, esigenze, aspirazioni e aspettative.
I fondatori promotori sono familiari di persone disabili che vogliono
tutelare il loro parente lungo tutto l’arco della sua vita, per
garantire, nel tempo, la qualità della vita della persona con disabilità.
La realtà dei giovani (studenti o lavoratori) è
curata dalla cooperativa sociale “La Cordata” (www.lacordata.it)
che da anni (1989) si occupa di promuovere e gestire interventi
a carattere residenziale ed educativo rivolti a giovani e disabili al fine di facilitare
l’integrazione fra soggetti deboli e non. Oltre alla gestione di
comunità alloggio per adolescenti e disabili, appartamenti Verso
l’Autonomia, Ostelli della Gioventù, vi sono i progetti di Pensionato
Integrato rivolti a studenti universitari integrati con giovani
a rischio di emarginazione e disabili.
Esperienza quest’ultima
che si avvicina alla tipologia della Residenza Integrata.
La Cordata si è sempre posta l’obiettivo di coniugare un intervento
efficace e solidale con l’impegno imprenditoriale e il rispetto
dei criteri di qualità, innovazione e professionalità.
La realtà della famiglia, punto
basilare del tema della residenzialità, è curato da “ACF”
Associazione Comunità e Famiglia (www.acieffe.org)
nata nel 1988 dall’esperienza maturata nella Comunità di Villapizzone,
a Milano. Essa consente la nascita di comunità familiari che si
ispirano ai valori di auto e mutuo aiuto e di apertura verso
l’esterno riproponendo, in chiave moderna, la solidarietà della
“corte”, basata sulla piena fiducia e sulla disponibilità reciproca
proponendo modelli innovativi di “condomini solidali”.
La progettazione architettonica è stata affidata
adHBgroup (www.hbgroup.it)
, un team di progettisti che supporta il Comitato RIT fin dalla
sua costituzione e che da anni si dedica al Progetto per l’Utenza
Ampliata maturando un’esperienza specifica nella progettazione e
direzione lavori di strutture residenziali dedicate a persone con
disabilità.
La
Residenza integrata e la sua filosofia
Il progetto Residenze Integrate al Territorio si
propone come una soluzione pratica e di lungo periodo che trasforma
le difficoltà in opportunità, secondo una logica che intende non
solo prevenire i problemi sociali, ma fornire un modello alternativo
di intervento che possa abbinare efficacia
ed economicità.
Una risposta valida all’insieme di bisogni individuati
può essere rappresentata da una strutturapolivalente in grado di accogliere persone che esprimono necessità
differenti - ma non incompatibili - che possono essere soddisfatte
grazie ad un progetto trasversale.
In virtù di questi obiettivi, la Residenza Integrata
al Territorio si configura come un ambiente residenziale nel quale
gli ospiti possono interagire in modo significativo,
ma anche come una struttura strettamente connessa al territorio
nel quale è inserita.
La residenza integrata al territorio si caratterizza
per una serie di elementi qualificanti
ed innovativi che sono stati riconosciuti ed apprezzati in diversi
ambiti.
La “Casa alla Fontana”, situata in una zona centrale
di Milano ed, in quanto tale, integrata
in un contesto ricco di articolate realtà, consente di trasformare
le difficoltà in opportunità: al suo interno convivono a stretto
contatto tre diverse tipologie di cittadini (studenti-lavoratori,
disabili e giovani coppie con problemi economici) che la nostra
società considera come delle categorie “deboli”. In questo contesto,
le sinergie che si innescano consentono alla residenza di rispondere
efficacemente con un modello di intervento trasversale assolutamente
innovativo.
La “Casa alla Fontana” è lo strumento per una costante
azione formativa: si propone come un’esperienza unica nel suo genere
che favorisce la crescita degli individui che condividono gli spazi
della residenza. In particolare per i disabili, questa risulta essere
un’esperienza fondamentale che consente loro di diventare consapevoli
dei propri limiti, intessere nuove relazioni e vivere in modo indipendente
dalla famiglia d’origine. La “Casa alla Fontana” si propone come
soluzione abitativa più consona alle loro esigenze evitando ghettizzazioni. In particolare, il progetto vuole dare una
risposta di qualità alla esigenzadivita
adulta autonoma dalla famiglia che le persone disabili esprimono
con crescente consapevolezza e determinazione.
Il progetto mira a rompere vecchi schemi organizzativi
e sviluppare modalità nuove di gestione
di servizi residenziali attivando sinergie tra ospiti con diverse
abilità e valorizzando l’aspetto culturale del progetto e la sua
riproducibilità su diversi territori e in differenti dimensioni.
Relazione di progetto
Il progetto di ristrutturazione della “ex-casa
del Parroco” non prevede grossi cambiamenti, dato
che la struttura già presenta i connotati tipici delle strutture
residenziali.
Il progetto della “Casa alla Fontana” benché abbia
tutte le caratteristiche di un progetto a carattere “sociale” si
realizza, di fatto, nella definizione di una struttura residenziale
in grado di ospitare in modo semplice e ordinario
persone in situazioni differenti e con differenti esigenze.
La stessa natura di “Residenza Integrata” punta
alla realizzazione di spazi che abbiano una connotazione quanto
possibile di tipo domestico, pur assicurando la massima funzionalità
a tutti, distaccandosi il più possibile dall’idea di strutture di
tipo assistenziale o comunque collettive
(comunità alloggio e simili).
In questo modo l’edificio di Santa Maria alla Fontana
che, come sembra dalle notizie storiche, era stato costruito attorno
al santuario come foresteria per ospitare i milanesi che si fermavano
a soggiornare in campagna e che in tempi recenti è stato utilizzato
come residenza del Parroco, continua a mantenere la sua natura a
carattere residenziale, pur rinnovando le finalità della funzione
abitativa.
Il progetto di ristrutturazione prevede i necessari
interventi di manutenzione ordinaria relativi sia agli spazi interni
(pavimenti e rivestimenti, tinteggiature, controsoffitti, porte
interne, ecc.) che, in modo più contenuto, sugli spazi esterni (sistemazione
delle tegole e isolamento del tetto, sostituzione/ripristino dei
serramenti esterni, inserimento dei lucernari al pino sottotetto,
rifacimento delle gronde e dei pluviali).
Descrizione del
progetto
Piano Rialzato
L’accesso principale, dal cortile posto a diretto
contatto con il piazzale della chiesa, presenta una piccola gradinata
in cemento per superare il dislivello di circa un metro tra cortile
e piano rialzato. Per garantire l’accessibilità il progetto prevede
il parziale rifacimento di questo manufatto con l’installazione
di una pedana elevatrice, l’allargamento del vano porta e la realizzazione di una tettoia in legno (analoga
a quella già presente all’uscita laterale della chiesa) per la protezione
dagli agenti atmosferici.
I primi locali, vicini all’ingresso, saranno destinati
a zona giorno, con spazi comuni utilizzabili sia
come zona pranzo (specie quelli verso l’angolo) sia come spazi di
soggiorno. In questo modo quando qualcuno entra in casa verrà
accolto dagli altri. In adiacenza è previsto un locale cucina con
dispensa, a servizio della zona pranzo del piano terra che
è pensata sia per le persone disabili che per i giovani e,
in occasioni particolari, come spazio per la convivialità e i momenti
di festa di tutti gli abitanti della “Casa alla Fontana”.
Dalla zona giorno attraverso il corridoio si giunge
verso il lato “monumentale” quello che affaccia sul chiostro del
santuario. Uno scivolo (a pendenza contenutadel 5%) raccorda le differenti quote del piano rialzato.
Lungo il corridoio si trova un piccolo bagno, a disposizione degli
ospiti, e, dove si allarga, l’elevatore che viene installato per garantire l’accessibilità di tutti i livelli.
Dal corridoio è possibile accedere
alla scala storica, in beola, che conduce al primo piano. Voltando
a destra, invece, si raggiungono le tre camere,
ciascuna delle quali, può ospitare, indistintamente, o due
giovani studenti o una persona disabile. Tutte le camere a piano
terra sono ampie e dotate di servizi igienici facilmente accessibili.
Alla base dell’idea di Residenza Integrata esiste infatti un concetto di “vicinanza” grazie al quale le persone,
pur conducendo una vita indipendente, stabiliranno inevitabilmente
delle relazioni di vicinato che, nella logica del “condominio solidale”,
servono a rafforzare i rapporti umani tra le persone.
Le tre camere al piano rialzato affacciano su uno
spazio soggiorno che, benché a disposizione di tutti gli abitanti
della casa, risulta collocato in posizione un po’ appartata in modo da
diventare uno spazio di relazione soprattutto per gli ospiti delle
tre camere al piano rialzato. In questo modo per le persone disabili
la camera, che rappresenta lo spazio individuale e dell’intimità
personale, non verrà vissuto come un locale in cui isolarsi, ma
troverà nella sala adiacente un luogo in cui stare a contatto con
gli altri. Questo locale fa comunque parte degli spazio ad uso collettivo (per guardare
assieme la televisione, chiacchierare, giocare, ascoltare musica,
ecc.) e assicura anche la possibilità di accesso all’ampia terrazza
che sovrasta il porticato e affaccia da un lato verso i chiostri
del santuario e dall’altro verso il parco comunale.
Primo Piano
Il primo piano è caratterizzato da un
tipica distribuzione residenziale: un corridoio comune -
raggiungibile con la scala o con l’elevatore - è posto al centro
della struttura e da qui si aprono gli accessi verso i diversi spazi
privati.
A questo livello, infatti, si accede
alle altre unità residenziali: i due appartamenti per le giovani
coppie, il monolocale per una o due persone con disabilità (o anche
per una coppia di persone disabili) e l’appartamento in condivisione
per i giovani studenti/lavoratori (che si sviluppa nel sottotetto,
raggiungibile attraverso una scala interna in legno).
A questo piano sono collocati anche altri due servizi:
un piccolo ufficio dedicato alla gestione della struttura, che può
essere utile anche per colloqui riservati, e un bagno comune dotato
di vasca, per chi, ogni tanto, volesse rilassarsi con un bagno tonificante
(cosa spesso molto efficace per le persone disabili).
I due appartamenti, pensati per delle giovani coppie
con eventuale figlio/i, hanno le caratteristiche
comuni di un alloggio residenziale, questo non solo per assicurare
alle famiglie un adeguato standard abitativo, ma anche, e soprattutto,
per garantire un adeguato spazio di autonomia per la vita familiare.
Così se da un lato la famiglia può scegliere di stare insieme agli
altri abitanti della casa, dall’altro ha la possibilità di avere
un ambito privato riservato alla vita familiare. La presenza delle
famiglie all’interno della Casa alla Fontana ha anche lo scopo di
porre al centro della Residenza Integrata una realtà stabile (la
famiglia) che diventa una presenza positiva
come esempio di piccola comunità.
Il monolocale, invece, si colloca nell’area di
residenzialità per le persone con disabilità. Può essere pensato
come una camera ampia (con superficie complessiva maggiore di 30mq)
destinata a una o due persone, ma può anche essere pensato proprio come
un mini alloggio per una coppia di persone (con disabilità) che
decide di vivere una relazione di tipo coniugale. Queste situazioni,
tutt’altro che insolite, trovano difficoltà, anche quando hanno
una loro stabilità affettivo/relazionale, nel trovare le condizioni
“ambientali” per concretizzare una reale convivenza quotidiana: oltre alla comune
difficoltà della giovane coppia a trovare casa, si presentano, in
modo maggiore, tutte le difficoltà di un passo decisivo, senza avere
la possibilità di un contesto di prova in cui la persona, e in questo
caso la coppia, abbia l’opportunità di confrontarsi quotidianamente
con le proprie capacità e la propria autonomia. La presenza di questo
piccolo appartamento autonomo all’interno della “Casa alla Fontana”
offre quindi la risposta ad un’esigenza particolare, ma anche molto
sentita, con la possibilità di garantire alla coppia l’autonomia
di vita indipendente, la diretta vicinanza con altri due nuclei
familiari oltre alla sicurezza di vivere in un contesto
abitativo che, in un certo senso, potremmo definire “protetto”.
Secondo Piano - Sottotetto
Il terzo livello della struttura è costituito dal
sottotetto. Il tetto a due falde con un’altezza
al colmo di quasi quattro metri (380cm circa) permette il recupero
di un’ampia superficie grazie ad un intervento di “recupero sottotetto”
(L.R 15/96).
Il sottotetto risulta, allo stato attuale, già praticabile. Una
scala in ferro (che verrà rimossa sostituita
con quella in legno collocata in posizione più centrale) conduce
a questo livello che in parte presenta già interventi di finitura,
pavimentazioni in linoleum, serramenti finiti, pareti intonacate,
ecc. La presenza di alcuni elementi strutturali fa pensare ad interventi
di consolidamento effettuati dopo la guerra, quando la chiesa ha
subito pesanti bombardamenti.
Tutto il piano è occupato da un’unica unità residenziale suddivisa
in più camere. Gli spazi, ovviamente un po’ più ristretti di quelli
agli altri piani, offrono una soluzione abitativa molto confortevole
per un gruppo di giovani che, accogliendo lo spirito del progetto
di “Residenza Integrata”, decidono di vivere insieme all’interno
di questo appartamento in condivisione
con altri giovani e, al tempo stesso, condividono la vita e le relazioni
della “Casa alla Fontana”.
L’accesso all’unità immobiliare è posto al primo piano, una scala
interna conduce subito al piano superiore, nella zona giorno in
cui sono collocati gli spazi di relazione e l’angolo cottura. Anche
l’elevatore giunge fino a questo livello, assicurando a
tutti la possibilità di accedere ai diversi livelli della
Casa (non è da escludersi, infatti, che un giovane studente/lavoratore,
possa presentare anche lui delle caratteristiche di disabilità).
Le camere, adue letti con
bagno autonomo, sono concepite per utilizzare nel modo più funzionale
lo spazio e il volume: i letti sono rivolti verso la parte più bassa
del locale (altezza 150cm), lasciando uno spazio libero per raggiungere
l’arredo fisso che sarà utilizzabile come mobile contenitore. E’
previsto anche un armadio per riporre gli oggetti personali, e un
piccolo tavolo per poter studiare, con calma, nella propria camera.
Il bagno (collocato nella parte centrale e quindi più alta) è dotato
di quattro apparecchi (lavabo, vaso, bidè, doccia) e viene soppalcato in modo da assicurare un altezza interna di
norma (240cm) che al tempo stesso offre lo spazio per un ripostiglio
in quota in cui riporre gli oggetti più ingombrati (ad esempio le
valige).In ogni camera è previsto un lucernario in falda (tipo velux) in grado di assicurare adeguate condizioni igieniche
di illuminazione e aerazione. Il posizionamento
del lucernario nella parte bassa della falda (tra i 150 e i 200cm)
assicura anche la “visione lontana”, permettendo anche al piano
sottotetto un affaccio verso l’esterno. Alcuni lucernari in falda
sono già presenti e probabilmente risalgono all’intervento effettuato
dall’arch. Reggiori negli anni ’60.
Il Progetto di
Accessibilità
Da un punto di vista strettamente normativo è richiesto
solo il rispetto del requisito della “visitabilità”: la possibilità,
in piena autonomia, per un visitatore di accedere
alle diverse unità immobiliari e di qui agli spazi di relazione,
con la facoltà di raggiungere il bagno e i relativi apparecchi sanitari
(non sono richiesti, invece, gli spazi di accostamento per la piena
fruibilità del bagno). Dato che la struttura presenta non più di
tre livelli non è richiesta neppure l’installazione
dell’ascensore, purché vi sia, in futuro, la possibilità di posizionare
un servoscala.
Ovviamente, date le finalità del progetto “Casa alla Fontana”, l’Accessibilità
viene considerata non tanto come un mero
adeguamento normativo, ma come un requisito essenziale del progetto.
La caratteristica residenziale, più che assistenziale,
del progetto porta ad individuare tra i possibili ospiti persone
con disabilità non particolarmente grave. Infatti
le sinergie che possono nascere all’interno della casa certamente
non arriveranno a coprire un servizio di assistenza completa per
una persona con disabilità grave e poca autosufficienza.
Il progetto, quindi, cerca di assicurare l’accessibilità anzitutto
alle persone che utilizzano la carrozzina.
La scelta dei materiali, dei colori, delle finiture e le scelte
di tipo impiantistico, completano, ben al di là
dei requisiti minimi della norma, la definizione di uno spazio
accessibile, sicuro, accogliente.
Superamento dei dislivelli
Le differenza di quota
- tra i vari piani o all’interno di uno stesso piano - sono uno
dei problemi principali per l’accessibilità.
Per il superamento del dislivello esterno, come è già stato detto, si è optato per un elevatore a pedana.
Il meccanismo presenta, rispetto alla consueta scelta del servoscala,
una soluzione più funzionale e più curata.
All’interno, invece, il collegamento trai
diversi piani è assicurato dall’elevatore a cabina con pistone oleodinamico. Diversa,
invece, la problematica data dal dislivello (di circa 15 cm) presente
al piano rialzato tra la parte vicina all’ingresso e la porzione
del corpo a “L” (posta sopra al chiostro) che risulta essere soprelevata.
Per ovviare al problema si è deciso di soprelevare alcuni locali
del piano rialzato e di raccordare il dislivello con un piano inclinato
(scivolo a 5%) lungo il corridoio.
Accessibilità degli spazi dedicati
alle persone disabili
E’ già stato chiarito come il progetto non è finalizzato
in modo esclusivo alle persone che usano la carrozzina. Gli spazi
distributivi, i disimpegni e le zone antistante agli accessi alle camere
sono stati studiati per assicurare adeguati passaggi e spazi di
manovra. Anche la porta di accesso al bagno,
ad uso esclusivo della camera, è stata collocata in posizione agevole
utilizzando, là dove gli spazi risultavano più stretti, porte scorrevoli
che riducono sensibilmente gli ingombri in fase di apertura/chiusura.
La disposizione dei sanitari è studiata per facilitare gli spostamenti
in bagno: viene utilizzata, a questo proposito,
una topologia già sperimentata che prevede un bagno “a pianta centrale”
(ovvero tendente alla forma quadrata) con un angolo smussato; in
questo modo i diversi apparecchi sono facilmente accessibili dal
centro del bagno - assicurando anche un adeguato spazio centrale
per le manovre e l’eventuale rotazione -, mentre lo smusso permette
di ridurre l’ingombro del locale bagno e, in alcuni casi, di facilitare
l’accesso.